Telefonate Moleste

Arrivati a casa di ritorno da una giornata al lavoro in cui il tempo pareva essersi fermato all’ora di pranzo, in cui contiamo i secondi che ci separano dal poter appoggiare le nostre membra tanto stanche su quella poltrona tanto comoda che l’unica cosa al mondo che desideriamo in quel momento é di rimanere lì per sempre, può accadere e non certo di rado, che il telefono, che si trova fra l’altro nell’altra stanza, inizi a squillare. Così, ci trasciniamo verso la fonte di quel suono che proprio in quel momento sembra essere più fastidioso del solito, domandandoci chi possa essere la persona che vuole parlare con noi e cosa possa giustificare la sua voglia di chiamarci ad un orario in cui la cosa migliore per lui  sarebbe cenare. Un parente malato che ha rimasto solo noi al mondo o quello australiano che non ha realizzato ancora che l’utilizzo di un pc per contattarci sarebbe più comodo per entrambi?
Da qui la nostra sorpresa e il nostro stupore quando ci rendiamo conto che non si tratta di nessuno dei due. E da qui la nostra irritazione e il nostro fastidio quando questa terza persona ci chiede come abbiamo abbiamo potuto vivere la nostra vita fino a quel momento con un piano telefonico che a suo parere ci ha fatto sprecare due centesimi al mese che con il suo sarebbero stati risparmiati.
Se fino a poco tempo fa una situazione così poteva accadere ogni giorno ad ogni ora, fortunatamente é recente l’approvazione da parte dell’Assocontact, l’Associazione Nazionale dei “Contact Center in Outsourcing”, di un codice etico atto a regolamentare l’attività molesta di tutti questi operatori che non potranno più telefonare di domenica e né durante i giorni festivi decretando inoltre che il tono della conversazione che dovranno stendere con chi risponderà, dovrà essere rigorosamente amichevole, gentile e soprattutto non invadente.
Nel  sicuramente molto improbabile caso in cui tale norma di buona condotta non venga rispettata, ciò che rimane da fare é l’iscrizione al Registro delle Opposizioni che ha il potere di fermare qualsiasi telefonata  a scopo commerciale, per fare ciò siamo lieti di aiutarvi nella sede della nostra associazione negli orari indicati.

I buoni valgono il pasto?

Una questione da sempre abbastanza spinosa che riguarda chi lavora e chi vuole mangiare gratis sembra  aver trovato il proprio epilogo definitivamente con una recente sentenza della Cassazione che ahimè non renderà felici gli interessati. Chi difatti usufruisce di buoni pasto concessi dall’azienda per cui lavora si é sempre chiesto se questi ticket nei dovuti casi fossero imponibili di rimborso e se la risposta fino a poco tempo fa non era del tutto chiara ora purtroppo lo é diventata. È stata stabilito infatti che i ticket restaurant non consistono in una voce del reddito ma bensì vengono definiti come una semplice “agevolazione”, un aiuto che la benevola azienda fornisce ai suoi lavoratori per dunque “agevolarlo”, offrendo dunque a coloro che svolgono attività fra il mattino e il pomeriggio un piccolo segno di gratitudine. E siccome la gratitudine non può essere monetizzata, il loro valore non andrà ad aggiungersi alla busta paga.
Questo significa che in caso di mancato versamento dello stipendio se il lavoratore avrà certamente diritto a pretendere il pagamento della busta paga arretrata cosi non sarà per i buoni da lui non goduti, che per una svista sicuramente involontaria dell’azienda benevola saranno da ritenersi definitivamente perduti nel nulla.

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